mercoledì, 22 febbraio 2006
Le misure del pene di A
Quando Bea ci mette alle strette l'imbarazzo è grande e vorresti che ti lasciasse legata al termosifone con le manette rubate a qualche carabiniere rimorchiato in un fast food. Invece Bea non ha mai rimorchiato carabinieri in un fast food. Figurarsi rubargli le manette quando l'hanno fermata sul pandino.
Ma c'è una donna in grado di sfidare l'autorità, il super-io e l'ordine divino. E sono io.
"Ok Bea, lo sai che il pene di A lo conosco da prima di te. Non ne rimpiango il portatore, ma come sai ambasciator non porta pena. Eppure di quel pene è difficile tacere. Ma se ciò di cui non si può parlare è meglio tacere, allora io non tacqui. E allore forse parlare si può senza penare."
Non furono esattamente queste le parole che rivolsi a Bea. Ma il mio filosofico balbettio un risultato lo ebbe.
Bea si rivolge a Cat e chiede: "Cosa cazzo sta dicendo questa troia?"
E CAT: "Ok Bea diciamocelo chiaramente, senza nulla togliere ai cazzi nostri: il pene di A è un cazzo di capolavoro."
Seguono secondi di silenzio. Secondi che diventano minuti. Sguardi che si accavallano e si scompongono. SILVIA che cerca di nascondersi dietro il fumo delle sue Gauloise Rosse. CAT che si nasconde dietro i suoi occhiali rosa fume. Io che inizio a fuggire attraverso ore, mesi, anni ed ere zoologiche sperando che Bea si dissolva in un passato ancora a venire. Il tempo che si dilata come nell'erezione di una transessuale ormonata. Alla fine il tempo sembra scomparire tanto che sono quasi tentata di chiedere a Bea della tecnica del radiocarbonio.
Ma Bea piomba nuovamente tra noi come una lattina di Pepsi Cola lanciata sui binari da un rapido Bari-Ancona.
"La cosa assurda è che l'ho misurato. Diciassette centimetri. Tredici di circonferenza. Tutto abbastanza normale direte voi. Il glande ne misura 5 precisi. Ora distendendo le misure dell'asta ed escludendo il glande abbiamo un quadrato perfetto. E questo potrebbe sembrare normale. Il problema è che distendendo il glande abbiamo un sezione aurea inversa. Cinque per tredici. Immagino che voi conosciate la progressione di Fibonacci. C'è qualcosa di geometricamente perfetto in quel pene, qualcosa di magico. Ho provato a misurarne tutte le dimensioni, ma non ne sono ancora venuta a capo. La verità è che adoro contemplarlo. Mi capita di svegliarmi la notte, abbassare il lenzuolo e rimanere sveglia due ore a guardarlo. Ci deve essere qualcosa e finché non lo scopro non ho alcuna intenzione di mollare."
A quel punto SIL, CAT e EVA guardano la loro amica sospese nell'incredulità.
"Oh ragazze, brutte zoccole! Io questa cosa non ve l'ho mai detta. E scordatevi di rivederlo"
Al che Silvia miagola: "Ma Bea, io veramente non l'ho mai visto..."
EVA
martedì, 14 febbraio 2006
La moglie di A
B è la moglie di A. B è amica di SILVIA. SILVIA è amica di EVA e mia. Per la proprietà transitiva delle amicizie: B è amica di EVA e mia.
A è la moglie di B. Il pene di A appartiene a B. B è amica di SILVIA, di EVA e mia. Per la proprietà intransitiva delle amicizie femminili: il pene di A non si tocca.
BEA è però un'allegra archeologa piena di senso dell'umorismo e naturalmente incline al pettegolezzo sessuale. Capità così che dalla serata del Morellino la frequenza di battute a B sul pene di A inizi a salire vorticosamente. Immaginate ingiustificate richieste sul tipo di mutande abitualmente usate da A, immaginate improbabili domande su dove A e B gettino i loro profilattici usati, immaginate SILVIA chiedere a B di descrivere l'odore del pene di A sulla base di inopinati problemi con uno spasimante occasionale. Tutto in grande allegria ovviamente.
Alla fine però anche un'allegra archeologa piena di senso dell'umorismo e naturalmente incline al pettegolezzo sessuale finisce per domandare: "Ragazze ma che cazzo di film che vi state facendo sul cazzo di A?"
Le tre giovani fanciulle cercano un'altra bottiglia di Morellino dietro cui nascondersi ma il luogo e l'orario non vengono loro in soccorso. Si guardano come bambine scoperte a sbirciare le riviste porno di papà nascoste dietro i barattoli di marmellata fino a che SILVIA, con uno scatto di orgoglio e solidarietà femminile, miagola: "Non sono stata ioooo! Sono loro che mi hanno messo in testa questa cosa!!!".
BEA ci guarda spostando il mirino dei suo occhiali come un cacciatore che abbia puntato due caprioli e non sappia ancora quale lasciare e con la stessa benevolenza spara: "In testa che cosaaa?"
CAT
venerdì, 10 febbraio 2006
Questione di fede
Diciamolo subito: sarebbe ingeneroso dire che A è brutto ma sarebbe ugualmente generoso dire che è uno che ti abbaglia appena lo vedi. E poi l'ultima cosa che penseresti è che possa nascondere un simile tesoro dentro le sue mutande. Che poi hai voglia a dire che non è tanto grande, che sarà pure vero, ma che diciamolo, tirando giù un paio di boxer a caso ti dice più spesso peggio che meglio.
Di solito quando conosci un uomo ti fai subito un idea di quello che può nascondere, ma quando vedi A ti sbagli. Quando ho visto la famosa foto mica si vedeva la faccia di A. E io non ero per niente convinta che quello fosse il pene di A. Troppo perfetto. EVA è una che perde più tempo in rete che in bagno, vuoi che non ti sia andata a cercare un pene di tal fatta su qualche sito porno amatoriale scambio foto gay fetish sadomaso? No no lei insisteva, giurava, spergiurava la stronza.
Daltronde che gliene importava a lei? Lei un cazzo fisso ce l'ha! E già perchè la verità qui è che EVA e CATERINA sono belle che maritate. Che quando le chiami hanno sempre qualcosa di meglio da fare. Che gliene importa a loro della loro amica alla ricerca perennemente frustrata di uomo con un minimo di intelligenza e un apparato genitale funzionante. Che gliene importa. Loro gli fanno vedere una foto di Dio e poi gli dicono trova tu la fede. Cazzo! Ma sono anni che la sto cercando e oramai sono diventata atea! Dove cazzo lo trovo un altro pene così? In paradiso?
Senza contare poi che A è attualmente il ragazzo della nostra amica BEATRICE (la tentazione di chiamarla B è forte, ma forse sarebbe sacrilego).
Ergo il pene di A diventa automaticamente qualcosa di desiderabile e irraggiungibile. L'icona perfetta per il nuovo culto di tre amiche scoppiate. Solo che io mi ritrovo a far la parte della suora casta che non ha mai avuto il contatto con il divino che invece le mie care amiche in un modo o nell'altro hanno avuto.
SILVIA
p.s. uff! ora sbizzarritevi voi due e non rompete più con un post a turno che c'ho da fare io! :-)
mercoledì, 08 febbraio 2006
Il mio incontro con il pene di A
Premetto che con A ho avuto una storia "estiva" anche se poi era primavera. Insomma poca roba, io uscivo da una storia complicata e lui poco dopo avrebbe iniziato una storia che dura fino ad oggi... insomma era una cosa in grande amicizia ovviamente con il conseso di EVA ma erano già passati tre o quattro anni. Ovviamente che aveva un bel pisello gliel'ho detto subito... e lui lo prendeva più come un gioco che altro.
In verità sapevamo tutti e due che i nostri orgasmi si stavano incontrando di passaggio e che presto si sarebbero salutati. Per questo c'era quella leggerezza che permette a due persone di dirsi le cose direttamente senza, falsi problemi. Per questo la storia del suo pene splendido non la prendeva troppo sul serio, credo pensasse fosse un mio modo carino per fargli le coccole... e forse francamente anche io con distrazione pensavo che in futuro ne avrei trovati di altrettanto belli o che più banalmente il mio gusto sarebbe cambiato.
Invece ragazze quel pene era il Sacro Graal del sesso e mai più ne ho trovati di lontamente paragonabili.
Innanziutto il pene di A è circonciso. E' un po' una cosa che non si dice, ma tutta quella pelle inutile non è che sia così gradevole. E' bello vedere il glande lucido sempre in primo piano, stimola la fellatio ed è molto più igenico, nel senso che davvero non emana mai cattivi odori. Ma sopratto è più bello a vedersi. Le misure poi sono quel tanto che basta sopra la media nazionale, sia in lunghezza che in circonferenza, e ne fanno uno strumento perfetto per qualsiasi pertugio una voglia farsi stimolare.
Ma la vera magia del pene di A sono le proporzioni e qui le parole non aiutano affatto... Per questo alla fine di quella serata raccontata da EVA, Silvia urlava: "Le foto, voglio vedere le foto!".
E io di foto non ne ho mai avute invece la simpatica EVA si è trincerata dietro improbabili questioni di stile, di privacy, di gelosia del suo attuale compagno. Ovvero abbiamo dovuto aspettare una settimana per vederne una.
E ora cari lettori e lettrici davvero non so quanto dovrete "penare" voi prima di poter vedere questo autentico spettacolo!
CATERINA
(che non è brillante come EVA a raccontare)
mercoledì, 08 febbraio 2006
Inizio inizio
Questo blog inizia circa due mesi fa.
Con tre amiche quasi trentenni che si trovano a cena insieme e iniziano a parlare delle proprie storie sessuali.
Le tre amiche in questione sono Eva (che sarei io), Silvia e Caterina.
Fino a qui nulla di nuovo.
Immaginate un tavolo con una bottiglia di Morellino già vuota e un'altra a metà il cui livello sembra abbassarsi come se fosse colpa della forza di gravità.
Storie di scopate fallite, di eiaculatori precoci, di cazzi mosci, di "scusa è che il preservativo mi inibisce", di infaticabili stalloni, di quelli che ti spingono la testa in giù, di quelli che ci vuole mezz'ora a farglielo drizzare la prima volta e poi non si fermano più, di timidoni che si dimenticano di avere anche le mani, beh insomma le solite cose di donne che poi a un certo punto si arriva a parlare di misure.
E giù a fare i nomi dei microcefali, di quelli che quasi non ti accorgi quando sono dentro o quando sono fuori, di quando dici "spingi" e poi ti rendi conto che più di così non ce n'è, di quelli che una mano è troppo grande ma che sono fondamentali per la tua iniziazione ai rapporti anali. E poi il contrappasso. Silvia che racconta della sua esperienza con un superdotato orgogliosissimo: "Che quando l'ho visto ho pensato, e dove me lo metto questo?". E noi: "Ma grande quanto?". Immaginate Silvia che tira fuori una busta di cetrioli dal frigo, sceglie il più grosso, lo avvicina alla bocca per ricordare meglio e dice: "Ecco circa così!". E noi a ridere, a chiedere, a provare il cetriolo con la bocca e raccontare poi della nostra esperienza col più grosso che ci è capitato. Insomma elucubrazioni sul cazzo ideale finche Caterina non sbotta: "Posso dire una cosa?".
"Il cazzo di A era perfetto. Forma, misura, colore. Quando penso a un cazzo per masturbarmi, anche se non penso mai a lui, è l'immagine del suo cazzo che vedo. Perfetto". Con aria trasognata Caterina mi guarda in cerca di conferme. Anche Silvia si gira e mi guarda.
Un anno e mezzo di relazione con A. Un casino. Sono passati sei anni. Lo avevo quasi completamente dimenticato, recupero la memoria e faccio: "Merda! Era un capolavoro quel cazzo."
A quel punto Silvia inizia a fare domande per mezz'ora e tira fuori tutti i cetrioli dalla busta...
Niente da fare, nulla a che vedere.
EVA